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VIDEO. Riparte la macchina del Vinitaly 2017, Abruzzo presente all’appello: «L’oro sta tutto nella biodiversità della Regione»

[KGVID poster=”http://www.infomedianews.it/wp-content/uploads/2017/04/05_04_17_PESCARA_VINITALY_thumb129.jpg” width=”640″ height=”360″]http://www.infomedianews.it/video/05_04_17_PESCARA_VINITALY.mp4[/KGVID] Nel padiglione 12, andrà in scena, fra qualche giorno, la festa del palato di una Regione che sta vivendo, anche dal punto di vista agricolo, un momento di ripartenza.

Dopo il Chianti e il Lambrusco, c’è il Montepulciano d’Abruzzo per vendite e richieste sugli scaffali dell’Italia. Dal 9 al 12 aprile prossimi, alla 51esima edizione del Vinitaly di Verona, sarà ovviamente presente anche la Regione Abruzzo, panorama verde e cuore grande d’Europa, che giocherà tutte le sue carte in fatto di poker del sapore di qualità.

L’agricoltura abruzzese parte da molto lontano, infatti, per arrivare molto vicino alle case mondiali dell’umanità, anche grazie a manifestazioni come il Vinitaly. 90 cantine e 15 produttori di olio testimonieranno, a Verona, in questa festa dell’oro liquido di Bacco, la qualità di chi vuole crescere ancora. La presentazione della partenza dell’Abruzzo per Verona si è avuta stamani, in una conferenza stampa che ha segnato un passaggio fondamentale, quello dall’Abruzzo agricolo in seria difficoltà, a seguito del burrascoso evento di gennaio, all’Abruzzo della rivalsa e della rinascita.

«Valorizzare il patrimonio che abbiamo: questo l’imperativo del Vinitaly 2017. – ha spiegato Valentino Di Campli, presidente del Consorzio di tutela del vino d’Abruzzo – Abbiamo tante aziende che stanno crescendo, soprattutto sui mercati internazionali, anche se, in Italia, ad esempio, proprio secondo gli ultimi dati Vinitaly, il nostro vino Montepulciano venga dato come terzo prodotto in assoluto sugli scaffali nazionali. I mercati internazionali, però, sono quelli che crescono di più, i più importanti: bisogna, infatti, arrivati a questo punto, differenziare, viste le conseguenze che ci potrebbero essere alla Brexit e alle politiche americane, i nostri ‘figli’ della terra. Dobbiamo internazionalizzarci e differenziarci sempre di più, per poter dare maggior valore al nostro prodotto».

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