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VIDEO. Il Monastero di San Marco a Celano: il CAI locale lo riscopre, ripulendolo daccapo

[KGVID poster=”http://www.infomedianews.it/wp-content/uploads/2016/10/CelanoMonastero_thumb172.jpg” width=”640″ height=”360″]http://www.infomedianews.it/video/CelanoMonastero.mp4[/KGVID] Il Club Alpino Italiano, sottosezione di Celano, circa due anni fa, ha messo le mani in pasta ad un pezzo di storia nazionale. Il Monastero di San Marco, o meglio ciò che ne resta oggidì, è stato ripulito e rivalutato al fondo dai membri del Cai locale, tutti detentori dei segreti più intimi della montagna, che hanno riportato alla luce, quindi, un simbolo della Celano vetusta e passata. Una rivitalizzazione che ha fatto in modo che il Monumento di culto potesse tornare nelle mani del turismo di qualità d’Abruzzo. All’inizio del sentiero numero 12, nel territorio delle Gole di Celano, Comune di Aielli, fra le vie verdi del Parco regionale Velino-Sirente, il Monastero brilla di nuovo, ritrovato e, finalmente, riconosciuto a dovere.

I volontari del Cai (sottosezione di Celano), quindi, hanno dato, tempo fa, e continuano a dare ancora adesso, un grande contributo al turismo territoriale.

Del Monastero era rimasto visibile, di fatti, solo un semplice arco, che ne indicava, praticamente, l’ingresso. La vegetazione la faceva da padrona, fino, almeno, all’ottobre del 2014, quando i soci del Cai di Celano si sono messi in testa di creare qualocosa di nuovo da un qualcosa di vecchio. «All’inizio del sentiero numero 12, nel Parco regionale Velino-Sirente, il quale attraversa, come un serpente buono, il piazzale delle Gole di Celano, in Comuene di Aielli, fino all’Altipiano di Arano, incomincia la strada della riscoperta storica. – afferma Riccardo Bruno, socio della Sottosezione Cai di Celano, sezione di Carsoli – Siamo qui, tutti insieme, noi del Cai, a parlare del Monastero di San Marco perché, tempo fa, per iniziativa del nostro reggente, abbiamo deciso di riportare alla ribalta questo manufatto antico, con la semplice pulizia e l’apposizione di un modesto arredo urbano, che gli facesse da cornice. E’ bastato guardare, in fondo, un po’ più in là rispetto al proprio naso, da celanesi e da abruzzesi nell’anima».

 

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