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Screening, associazioni rompono silenzio

Dopo due giorni di "pace armata" le associazioni decidono di parlare: "Ci riserviamo di intraprendere un percorso a tutela della nostra immagine"

“Dopo aver letto alcune dichiarazioni distorte sul nostro operato, ci riserviamo di intraprendere un percorso a tutela della nostra immagine”.

Con queste parole le associazioni messe all’angolo dal Comune dell’Aquila nell’organizzazione dello screening di massa sulla popolazione, rompono il silenzio.

Lo fanno dopo due giorni di “pace armata”: nessuna dichiarazione ufficiale condivisa da tutti, nessuna dura presa di posizione, telefonate convulse tra le parti e nessuna soluzione dal fronte.

Eppure, la vicenda ha creato scalpore in città, soprattutto perché non è stato chiaro – e non è stato chiarito ufficialmente dal Comune stesso – chi materialmente stia processando i tamponi.

Da quanto appreso, alla base di questo ritardo nell’invio della nota, c’è stato uno scontro in seno alle stesse associazioni aquilane: alcuni volontari, infatti, hanno chiesto una linea “morbida” nei confronti del Comune, probabilmente per mantenere dei rapporti civili e continuare a dare un supporto per la comunità senza continue lotte con l’amministrazione, altri hanno chiesto il pugno di ferro, ritenendo evidentemente che non si possa sempre nascondere la testa sotto la sabbia e fingere che quello con il Comune sia “un matrimonio felice”.

Per capire la genesi del caso è necessario fare un breve passo indietro.

Le associazioni di volontariato sono state attaccate dal geometra Carlo Bolino, poiché si sono rifiutate di processare i tamponi.

I volontari, infatti, hanno sottolineato che “non siamo operatori sanitari e non abbiamo le qualifiche per poter assolvere a questo compito”.

Alla luce della carenza di personale medico e data l’indisponibilità dei volontari, dunque, chi si occuperà di processare i tamponi?, si erano chiesti molti cittadini.

Lo stesso Bolino – da quanto appreso – aveva dichiarato che “i dipendenti comunali procederanno a processare i tamponi, senza avere particolari specializzazioni, ma solo grazie al buon senso”.

In realtà, stando alle indiscrezioni, anche i dipendenti comunali avrebbero rifiutato di maneggiare i reagenti. Non ci sono però note ufficiali che possano sciogliere questo nodo.

Il caso ha interessato anche il mondo della politica: Paolo Romano, capogruppo Italia Viva e Stefano Palumbo, capogruppo Partito Democratico, sono intervenuti sulla vicenda, chiedendo di non creare un’alibi per eventuali difficoltà organizzative nella giornata.

LA NOTA COMPLETA DELLE ASSOCIAZIONI

È sorprendente come solo per il Comune dell’Aquila risultino inutili le competenze delle associazioni di Protezione Civile scriventi, soprattutto considerando che molte di noi proprio in questi giorni stanno prestando il proprio servizio in altri Comuni.

Infatti gli stessi hanno richiesto una collaborazione proprio per le operazioni di screening ritenendo utile e molto apprezzabile il lavoro dei volontari di Protezione Civile inclusi quelli delle associazioni dell’Aquila.

Ribadiamo la nostra totale disponibilità, sempre, ad assolvere al nostro ruolo istituzionale come previsto dal Codice di Protezione Civile, ma non ad ottemperare a ruoli e competenze diversi.

È evidente che c’è un problema di comunicazione e di definizione di ruoli e competenze tra noi e il Comune per cui sarà nostra cura promuovere, appena sarà possibile, delle giornate formative e informative con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile rivolte non solo ai volontari, ma anche ad amministratori, dirigenti e dipendenti comunali con lo scopo di chiarire ruoli, competenze e modalità operative.

Si ribadisce che lo scopo primario del sistema di Protezione Civile è di supporto attivo e di collaborazione con tutti sempre e comunque e auspichiamo di trovare una armonia che permetta una collaborazione proficua con gli enti senza dover assistere di nuovo a ridicole, infantili e superficiali ritorsioni come la richiesta delle radio o la cancellazione della chat attiva fin dal 2017 (necessaria per il rapido allertamento e collante tra le associazioni) o la minaccia di revocare le convenzioni.

Vogliamo sottolineare che molte delle associazioni convenzionate con il Comune dell’Aquila lo sono anche con la Regione Abruzzo, con la quale stanno collaborando attivamente sul fronte dell’emergenza sanitaria sin dai primi momenti, senza mai tirarsi indietro.

Lo stesso è accaduto anche quest’estate durante una stagione di AIB particolarmente impegnativa. E potremmo citare anche altri numerosissimi esempi.

Perché, è bene ricordarlo a tutti, siamo VOLONTARI e svolgiamo le attività che ci vengono richieste in modo del tutto gratuito.

Ribadiamo inoltre che sarebbero molti i servizi di supporto alla popolazione da poter organizzare e fare in un momento di grave difficoltà come quello che stiamo vivendo. Cosa, tra l’altro, che molte associazioni di protezione civile stanno già facendo in modo autonomo senza una cabina di regia.

La nostra disponibilità per il territorio non verrà mai meno a prescindere dall’esistenza di una convenzione.

Infine, dopo aver letto alcune dichiarazioni distorte sul nostro operato, ci riserviamo di intraprendere un percorso a tutela della nostra immagine.

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