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Sanità, arrestato il noto imprenditore Antonio Colasante nell’inchiesta “Dati incrociati”

Presunte irregolarità negli appalti legati al lavaggio di biancheria ospedaliera e strumenti chirurgici da sterilizzare. A scoprirle sono state le indagini del commissariato di polizia di Lanciano che all’alba di questa mattina hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, il noto imprenditore Antonio Colasante.

L’industriale, originario di Guardiagrele (Chieti) ma residente a Lanciano, è finito in carcere mentre sono stati disposti i domiciliari per Tiziana Spadaccini, dipendente della Asl 2 Vasto-Lanciano-Chieti, che, una volta in Commissariato, ha accusato un leggero malore. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi, ci sono altri 9 indagati. Le accuse per Colasante sono di abuso d’ufficio e riciclaggio mentre alla Spadaccini, del settore economato della Asl, viene contestato il solo abuso d’ufficio.

L‘inchiesta è stata denominata ‘dati incrociati’ e sarebbe partita da una intercettazione. Stando a quanto si è appreso, a giugno dell’anno scorso, nell’ambito dell’indagine, ci sarebbero state diverse perquisizioni nell’azienda di Colasante, a Cerratina, e negli uffici della Asl. Nel corso dell’attività investigativa sarebbero state scoperte fatture gonfiate. In particolare, l’imprenditore, a fronte di 500 mila euro, che avrebbe dovuto percepire per servizi di lavanderia prestati alla Asl, avrebbe invece fatturato un milione e settecentomila euro.

Nel mirino degli inquirenti ci sono fatture per oltre 4 milioni di euro, risalenti al periodo compreso tra il 2004 e il 2009. Ad insospettire magistratura e forze dell’ordine sarebbe stata proprio quella da un milione e settecentomila euro. Colasante, una volta incassati i soldi, avrebbe fatto in modo di farli sparire dal conto della ditta spendendoli in auto e bene di lusso. Dopo la notifica del provvedimento restrittivo, è stato recluso nel carcere di Villa Stanazzo. Stamane la polizia ha effettuato perquisizioni negli uffici Asl di via Silvio Spaventa a Lanciano andando via con pacchi di documenti.image

Nell’inchiesta è indagato anche il manager della Asl Pasquale Flacco. Le fatture passate al setaccio vanno dal 2009 al 2015 (e non dal 2004 al 2009) come riferito in precedenza. Alle indagini, oltre alla polizia di Lanciano, hanno concorso la Squadra Mobile di Chieti con l’ausilio della Guardia di Finanza di Chieti. Dalla Procura si apprende che i reati contestati a vario titolo sono quelli di abuso d’ufficio, falso ideologico e riciclaggio.

«In particolare – spiega il procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi – la vicenda è inerente alla liquidazione illecita effettuata dalla Asl Lanciano-Vasto Chieti in favore della ditta Pubbliclean Srl, con l’indebita irrogazione di una somma pari a 2 milioni 130 mila 490 euro relativa al contratto di lavanolo intercorrente tra la pubblica amministrazione, gli ospedali rientranti nel circondario di competenza della Asl 2 e la stessa Pubbliclean».

«In sostanza – è la tesi degli inquirenti – gli indagati pubblici funzionari della Asl sono accusati di aver abusato del loro ufficio per favorire la Pubbliclean Srl alla quale, attraverso l’emanazione di una serie di atti amministrativi illegittimi, venivano irrogate somme assolutamente non dovute per gli anni 2009-2015. Nel corso delle indagini – prosegue il magistrato – si aveva modo di accertare che alla Pubbliclean venivano liquidate somme milionarie laddove le spettavano per contratto ‘0’ euro; questo perché il contratto di lavanolo intercorrente tra la pubblica amministrazione e la Pubbliclean prevedeva che a fronte della liquidazione prevista per la biancheria piana (effetti letterecci) la stessa ditta si impegnava a garantire due cambi di divise settimanali gratuite».

Di fatto si accertava che mai, negli anni, le divise lavate dalla Pubbliclean avevano superato il numero di quelle che avrebbero dovuto essere garantite gratuitamente. Ciò nonostante la ditta chiedeva e otteneva dalla Asl le liquidazioni contestate. Le somme provento di tale illecita irrogazione incassate dalla Pubbliclean venivano fatte oggetto di una serie di illecite movimentazioni (da qui la contestazione del reato di riciclaggio) nel giro di pochissimi giorni, transitando dal conto della Pubbliclean a quello della Hospital Service srl (facente parte della Colasante Holding Srl), poi bonificate alla Omnia Servitia Srl (altra società riconducibile alla Colasante Holding), ed infine bonificate alla Zaffiro Srl (altra ditta riconducibile alla medesima holding). Al termine di queste movimentazioni le somme venivano impiegate dall’imprenditore Antonio Colasante per l’acquisto di una villa in Sardegna ad Arzachena, Porto Cervo, che pertanto veniva sottoposta a sequestro preventivo in qualità di prezzo del reato di riciclaggio e come tale suscettibile di confisca obbligatoria.

Oltre ai due arrestati, ci sono 7 indagati: il manager della Asl Chieti Lanciano Vasto Pasquale Flacco, accusato di concorso in abuso di ufficio; il dirigente dell’ufficio legale della Asl Stefano Maria Spadano, seppure per un fatto marginale; la dipendente della Asl Rita Pantaleone, che lavorava a stretto contatto con la Spadaccini, accusata di solo abuso. Gli altri indagati sono Costantin Gogonea, Sonia Pace, il fratello Enio Colasante e Camillo Desiderio Scioli.

Fonte:AGI

Immagine: Il Centro

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