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“Pagati assessori senza deleghe”, bufera a L’Aquila

Si riaccende lo scontro politico all'Aquila. "Pace armata" nel centrodestra, ma insorge l'opposizione: "il sindaco consenta il pagamento delle indennità ad assessori che non hanno deleghe da esercitare, alla stregua di chi prende lo stipendio senza lavorare"

Si riaccende lo scontro politico all’Aquila, dopo appena due mesi di “pace armata” del centrodestra.

La maggioranza, dopo la rottura tra la Lega e il sindaco di Fratelli d’Italia Pierluigi Biondi, che ha ritirato le deleghe ai tre assessori del Carroccio Daniele Ferella, Fabrizio Taranta e Fabrizia Aquilio, non si è mai ricompattata, ma le parole utilizzate in Consiglio comunale dal capogruppo della Lega, Francesco De Santis, che si è detto imbarazzato per come il centrodestra sta amministrando la città in questi ultimi tre anni.

A riaccendere i riflettori sulla crisi, mai chiusa, al Comune dell’Aquila, è Lelio De Santis, capogruppo Cambiare Insieme-Idv al Consiglio comunale dell’Aquila: “Mi dispiace constatare, purtroppo, che il sindaco Pierluigi Biondi non ammetta critiche o rilievi di natura politica ed amministrativa all’operato della sua Giunta, critiche che prima di me hanno espresso in modo più pesante i suoi compagni di viaggio della Lega”.

“Le mie affermazioni sulla crisi politica e sulla incapacità di risolverla, dopo quasi due mesi, sono oggettive ed inconfutabili, come oggettivi ed inconfutabili sono i rilievi mossi dalla Corte dei Conti sui tre anni di Governo cittadino del Centrodestra. I miei rilievi, da sempre, sono critiche costruttive tese a contribuire a migliorare l’azione di Governo e basterebbe ricordare al Sindaco che lo scrivente si è astenuto sul suo programma di mandato, dopo aver visto accolti alcuni emendamenti”, aggiunge.

Il primo cittadino, Pierluigi Biondi, ha risposto alle accuse di De Santis difendendo la propria scelta e sottolineando una “scarsa conoscenza” delle norme da parte del consigliere di minoranza.

“Non essendo capace di ascolto né di umiltà, non ha trovato di meglio che accusare la mia storia politica, integerrima e coerente, invece di guardare alla sua fortunata vicenda politica partita da Casapound – tuona De Santis – Nel merito, per quanto riguarda gli assessori, spogliati delle deleghe e non dello stipendio, il sottoscritto ha parlato di immoralità e non di illegittimità, conoscendo il Testo unico, mi permetto, meglio di Lui, e disposto a qualche lezione gratuita! Ritengo che sia immorale, ribadisco, che il sindaco consenta il pagamento delle indennità ad assessori che non hanno deleghe da esercitare, alla stregua di chi prende lo stipendio senza lavorare!”.

“Per quanto riguarda la mia esperienza di assessore al Bilancio, interrotta dopo poco più di tre anni, per le stesse ragioni che mi spingono alla critica oggi, parlano i risultati conseguiti, soprattutto dopo la condanna della Corte dei Conti sulla mancata riscossione dei canoni del progetto Case: in un anno recuperammo 7 milioni di morosità arretrate! Non avendo nulla di personale contro il sindaco, immaginando il fardello pesante sulle sue spalle, forse non pronte, comprendo la caduta di stile, perché Lui è il Sindaco della città, anche il mio Sindaco, ed io sono un rigoroso Consigliere comunale eletto per criticare, proporre e fare gli interessi della città”, aggiunge.

“Quindi, caro sindaco, risolva la crisi politica, rilanci l’attività amministrativa e ricordi sempre che il bello della democrazia è la critica, di cui anche Lei dovrebbe umilmente ed in silenzio fare tesoro!”, conclude.

Entra a gamba tesa nella discussione anche il presidente del circolo Pd L’Aquila Carlo Benedetti : “Desta un certo stupore la risposta del sindaco dell’Aquila in ordine alle fondate perplessità espresse dal consigliere comunale Lelio De Santis (Idv) a fronte degli emolumenti (indennità) generosamente corrisposte agli assessori ‘sospesi’ sine die dal medesimo”, scrive in una nota.

“L’iniziativa del consigliere De Santis è opportuna e garbata. Lo stesso fra un ‘offesa ed un’altra al medesimo consigliere comunale (ma è la sua indole e lo perdoniamo), ritiene pienamente legittima la corresponsione dell’indennità ad assessori che non svolgono da mesi alcuna funzione e, pertanto, alcun “lavoro” in favore del Comune dell’Aquila”, aggiunge Benedetti.

“A prescindere che nessuna fonte primaria né regolamentare contempla la figura della sospensione, emergono due tipi di problematiche da tale situazione: una politica ed una di carattere amministrativo. Quella di tipo politico palesa solo l’incapacità del sindaco di assumere determinazioni vere e definitive riguardo alle posizioni di critica assunte dalla Lega. La cosa è perciò un grossolano escamotage politico per non rompere veramente con la Lega; quella di tipo amministrativo, che nel dibattito in corso interessa di più, consiste in una lettura errata della normativa di cui all’Ordinamento giuridico comunale che non vieterebbe la figura dell’assessore senza deleghe”.

“In altre parole secondo Biondi sarebbe possibile pagare con i soldi della collettività gli Assessori per andare a spasso. Ciò solo in ragione solo del mantenimento di formali equilibri politici. Al riguardo sembra, invece, evidente che la corresponsione dell’indennità è funzionalmente collegata ad un sinallagma evidente cioè, più concretamente, ad una prestazione di fare consistente in primo luogo nella partecipazione agli atti deliberativi della Giunta municipale e, ai sensi dell’art.48 del d.l.vo n°267/2000 (Tuel) e poi nella intensa attività di collaborazione con il sindaco per l’attuazione degli indirizzi generali del consiglio e per la realizzazione del programma di mandato”, prosegue.

Secondo Benedetti, “non sembra che gli assessori in questione abbiano partecipato alle sedute di Giunta,che abbiano votato i provvedimenti posti all’ordine del giorno né partecipato ai lavori del Consiglio in maniera da tradurre gli atti di indirizzo in politiche gestionali”.

“Il pagamento delle indennità a fronte della conclamata e sbandierata inattività degli assessori, costituisce solo il prezzo da pagare per il mantenimento di equilibri politici precari. Ciò è sconcertante. Della questione che costituisce, evidentemente danno erariale, per le spiegate ragioni, è bene che se ne interessi la Procura regionale della Corte dei Conti. Un mese dopo, la crisi di maggioranza al Comune dell’Aquila non ha ancora trovato una soluzione e, d’altra parte, non se ne sono comprese fino in fondo le ragioni; un mese dopo, ci si ritrova con una Giunta azzoppata, con tre assessori che seppur formalmente in carica – con relativo stipendio – non detengono alcuna delega.”, conclude.

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