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Nel cuore montano di Collelongo torna la Sagra delle Cozze: domani si incontreranno gusto e ricordi di coraggio

Diceva l’eclettico Oscar Wilde: ho dei gusti semplicissimi; mi accontento sempre del meglio. Ed il meglio, a volte, lo si rintraccia per davvero nelle cose semplici della vita, come in un paese che accoglie, nella sua sagra che non cambia e nella sua memoria virtuosa da non dimenticare. «Collelongo non ha di certo una lunga tradizione in fatto di specialità marittime, ovviamente, ma, in questo caso, il piatto di punta della Sagra di domani prescelto risulta essere solo la punta più alta dell’iceberg di un’iniziativa più grande, che affonda le sue radici costruttive nel decostruzionismo di una ferita generale, quella del terremoto dell’Aquila del 2009». Parla così il sindaco di Collelongo, Rosanna Salucci, all’alba dl giorno prima dell’ottava edizione della Sagra delle Cozze. Il suo Comune e la sua popolazione sono già in netta fibrillazione a fronte di una nuova ondata di calore umano che verrà generata da questa sensibile iniziativa territoriale, in programma per domani, 31 luglio, a partire dalle ore 19 e 30 di sera.

 

La manifestazione collelonghese avrà luogo in Piazza Ara dei Santi ed è organizzata, anche per quest’anno, dalla Pro Loco locale in accordo, ovviamente, con la grinta dell’Amministrazione comunale. Il borgo autentico montano d’Abruzzo verrà quindi nuovamente e per un nuovo anno riassorbito in forma totale dai sapori tipici di un’Italia che, spesso, si denota solo attraverso i colori marini di una cartolina, ossia la Penisola marittima e costiera. Il menu di domani sera prevederà: mezzemaniche al profumo di mare ed una eccellentissima impepata di cozze per finire la serata in bellezza ed entusiasmo.

 

 

L’avvio di una iniziativa del genere, che poco ha a che vedere con il tran tran quotidiano di Collelongo, Comune schiettamente montano, deriva dalla ferita, per certi versi e per certi aliti dell’anima, ancora aperta del terremoto dell’Aquila del 2009. «Allora – afferma il sindaco – una ragazza di Collelongo era la coinquilina della figlia del sindaco di Cagnano Varano, cittadina pugliese di nemmeno 8 mila abitanti, in Provincia di Foggia, molto nota al mondo per la produzione di cozze; le due ragazze erano coinquiline universitarie nel Capoluogo d’Abruzzo. Ebbene, la sera prima della scossa di terremoto che tutti ricordano, il padre della ragazza di Collelongo, allarmato per via della preoccupazione nutrita dalla figlia a fronte delle continue scosse telluriche ripetute, montò in macchina e parti alla volta dell’Aquila per riportare a casa la ragazza e la sua coinquilina; le condusse con sé entrambe a Collelongo, dove trascorsero la nottata».

 

 

Inutile, poi, raccontare le cupe piaghe del resto: la casa delle due giovani donne universitarie venne lesionata a seguito della scossa di terremoto. Un pericolo scampato grazie alla tempra delle buone azioni. «L’estate successiva all’anno del terremoto – conclude Rosanna Salucci – il padre della giovane pugliese, per riconoscenza del gesto portato a termine, decise di venire a Collelongo con alcuni pescatori del suo Comune ed una buona delegazione di suoi concittadini per portare un segno di riconoscenza alla nostra terra e a quel cittadino che, senza se e senza ma, aveva quella notte agito con raziocinio e cuore. Offrirono, in quell’occasione, alla gente di Collelongo il loro prodotto tipico, le cozze. Da lì nacque la tradizione della prima impepata di cozze nel nostro Comune: un piatto tipico che è entrato nel menu di ogni collelonghese, non per storia antica, ma per gesta moderne. In fondo, come si dice? Il cuore non ha religione, solo virtù senza geografie». Il motto della manifestazione di domani, a metà strada fra mare e montagna, sarà solo uno:’L’orso marsicano mangia le cozze di Cagnano Varano’. Collelongo presterà alla Sagra i propri scenari, mentre il Comune di Foggia le proprie prelibatezze, che verranno cucinate in piazza dagli stessi pescatori pugliesi, i quali, solo nell’anno 2012, condussero a Collelongo ben 20 quintali di cozze con l’aiuto di un camion-frigorifero.

 

 

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