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Morte mamma orsa e due cuccioli, l’Enpa tuona: «Inammissibili le ‘zone franche’, intervenga il Ministro»

«Secondo quanto appreso dall’Ente Nazionale Protezione Animali tre orsi, una mamma e due cuccioli, sono deceduti nella zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, tra i Comunica di Balsorano e Villavallelonga (L’Aquila). I tre animali sono annegati in una vasca per la raccolta dell’acqua piovana utilizzata come abbeveratoio per gli animali; la stessa dove nel 2010 sono morti altri due plantigradi», riferisce una comunicazione inoltrata alla stampa dall’Enpa, Ente Nazionale protezione Animali Onlus.

 

 

 

«Siamo scioccati per quanto accaduto. È un colpo durissimo per il nostro patrimonio di biodiversità e per una specie in grandissima difficoltà. È inaccettabile e inconcepibile che gli orsi siano morti nella stessa vasca dove ne erano deceduti altri. Apprendiamo dal Pnalm che la competenza ad intervenire non era la loro, perché il sito si trova nella Zona di Protezione Esterna. Ma allora – si chiede la consigliera nazionale, nonché responsabile dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa, Annamaria Procacci – di chi era? A chi spettava il compito di intervenire e di garantire l’incolumità di questi rari animali e delle persone, soprattutto a fronte del precedente incidente mortale? Tanto più che, stando alla nota del Pnalm, il Parco aveva avvertito il proprietario del terreno circa la pericolosità della vasca, ma sembra che non fossero stati fatti interventi di messa in sicurezza».

 

 

 

«Non è ammissibile – soprattutto nelle aree così delicate come quelle in prossimità dei Parchi nazionali – che nel nostro Paese esistano ‘zone franche’ sottratte al controllo e all’intervento delle pubbliche autorità», continua ancora la nota stampa. «Il proprietario, la Regione, il Parco, il Comune, la Provincia, fosse anche lo stesso ministro dell’Ambiente, qualcuno – prosegue Procacci – avrebbe dovuto fare in modo che quella vasca fosse messa in sicurezza. Così sembra non sia stato: chiediamo che si faccia chiarezza sulle responsabilità».

 

 

 

Intanto,  l’Ente Nazionale Protezione Animali, che ha già dato mandato al proprio ufficio legale di assumere ogni opportuna iniziativa, chiede al ministro dell’Ambiente di intervenire, come prevede la normativa nazionale, esercitando i poteri di tutela e di garanzia su una specie particolarmente protetta. Con l’occasione Enpa denuncia che nelle ‘Fascia di Protezione Esterna’ del Pnalm i cacciatori continuano a sparare senza tregua.

 

 

Fonte: Ufficio Stampa Enpa

 

 

Foto di: Ufficio Stampa PNALM

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