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La seconda Guerra Punica dà lezioni alla storia presente: il 9 maggio il tuffo nella Roma battuta

Non si può tacere il passato: esso, come un macigno poggiato sulla groppa di un’idea che veleggia verso il futuro, incide e grava. Ma, a volte, il passato stesso riesce a far riscoprire e far inquadrare meglio alcuni attimi del presente. Non si può dimenticare, quindi, ma si può raccogliere il passato sulla conca di un cucchiaio, come fosse una medicina, bordandolo di zucchero dolce per riuscire a digerirlo meglio. E’ la storia di Roma, oggi, che si ripete in una veste europea. «La cultura che i militari approfondiscono durante i loro quarant’anni e più di servizio, rientra in una griglia di valori che può essere valida di fronte a tutti gli occhi e a tutte le bocche di ogni epoca storica, poiché essa consiste in criteri che consentono di approcciarsi a qualsiasi problema giornaliero e di risolverlo. Il fenomeno ‘guerra’ fa parte, amaramente, dell’esistenza umana, ma le strategie di riscatto che vi sono alla base e il grande studio che ne soggiace, possono anche divenire delle idee buone al servizio di cause buone».

 

IMG_7574 (1)Martedì 9 maggio, alle ore 17 e 30, il generale Div. dott. Vero Fazio, con un tocco di originalità nell’argomento prescelto, presenterà al pubblico la propria relazione sulla sconfitta dei Romani a causa dell’Ars del condottiero cartaginese Annibale, durante la seconda Guerra Punica. «Nel Restaurant-Cafè ‘Umami’, in via Gramsci – racconta il militare alla Redazione – terrò una conferenza grazie all’energia e alla volontà espresse dall’Associazione culturale Avezzan’Europa, che mi ha invitato in qualità di relatore. Sviscerando – afferma – le tante storie che hanno riguardato la Grande Roma di ieri e in base al mio passato da soldato, ho deciso, per l’occasione, di riesplorare, sotto tutt’altra veste ovviamente, la grandiosa Battaglia di Canne. Annibale contro Roma, in parole povere: si è trattato di uno dei passi più esemplari della storia della milizia romana e cartaginese. Per la prima volta in assoluto, infatti, l’esercito romano si è trovato a contrastare un generale che era, a tutti gli effetti, un genio assoluto, in grado, cioè, di uscire fuori dai soliti schemi attraverso i quali veniva condotta una guerra, allora». Il generale Vero Fazio, che, nella propria vita carrieristica, ha frequentato anche il corso di Stato Maggiore per la formazione degli ufficiali, ha deciso di dipingere di contemporaneità una battaglia che risuonò, allora, unicamente per il mondo conosciuto, in tante maniere diverse e che divenne, nei secoli, esempio di audacia anche nei tanti futuri delle strategie.

 

«Il generale Annibale – continua Fazio – poteva godere di un retroterra di grande cultura, fatto di legami stretti con il panorama dell’antica Grecia. Egli applicò, in battaglia, un metodo di guerra assolutamente diverso rispetto a quello che Roma aveva conosciuto fino a quel momento. Il generale cartaginese, infatti, con il suo genio, impostò la battaglia in maniera diversa, sbaragliando, in quel modo, quasi il doppio degli avversari rispetto alla sua forza numerica e accusando, dal canto suo, pochissime perdite. La battaglia di Canne, a mio avviso, assume, proprio per questo motivo, un valore particolare, quasi da spartiacque tra due modi differenti di condurre ed intendere un conflitto bellico». Eppure, rievocare un evento militaresco di questo tipo, accaduto secoli e secoli fa, che valore può avere oggi, in un tempo in cui la guerra brucia le vite come fossero di cartapesta?

 

A volte, infatti, limitarsi al solo racconto dei fatti, nulla risolve e nulla aggiunge in più al circolo di una vita che va e di una vita che viene. Il generale Vero Fazio, dal canto suo, effettuerà, nella sua disamina attenta, un passo in avanti, andato a toccare con le sue parole le corde della criticità. «Perché – dice – Annibale è riuscito a battere un esercito di gran lunga superiore di numero rispetto a quello che lui aveva a disposizione, animato, per giunta, da una Virtus, ossia da una forza morale, molto più forte di quella che era posseduta dai suoi uomini? Questo è l’interrogativo di fondo: quali sono state le abilità di Annibale e dove, invece, si possono riscontrare le carenze dei romani? Io, da soldato, ho approfondito il tema a più di 2200 anni di distanza». La storia raccontata in questo modo poco ortodosso, in cui si rispetta la fonte e l’accadimento, ma si cerca di andare oltre nella cosiddetta arte della guerra, offre il fianco alla riflessione attuale: alcuni scrittori attribuirono, infatti, all’ars di Annibale e alle sue conoscenze culturali, la vittoria che riportò. «Lo studio, la conoscenza, l’apertura mentale sono fatti utili in qualsiasi campo della vita, ovviamente anche nella guerra: generali come Bonaparte, Giulio Cesare, Federico II di Prussia e Clausewitz, colui, cioè, che diceva che ‘la guerra è la continuazione della politica, ma con altri mezzi’, approfondirono, ai loro tempi, il fenomeno ‘guerra’, studiando ed ampliando le loro conoscenze. Appresero, cioè, i criteri che si debbono seguire per affrontare e condurre un contrasto, criteri che sono validi ed universali». Sin dai tempi di Adamo ed Eva, quindi, la guerra è un retaggio che gli uomini portano con sé, ben incassato, purtroppo, nel DNA di ogni epoca vissuta e da vivere. «Questo virus ci accompagna – conclude Vero Fazio – e ci minaccia: quando l’uomo riuscirà a liberarsi di questo demone terribile, forse saremo tutti più sereni e a dirlo è un soldato di 40 anni di esperienza sulle spalle. Nel frattempo, lo studio aiuta ad arrivare alla brillantezza dell’ingegno anche tra fiumi di sangue: l’uomo è dotato di un’intelligenza incredibile e terribile».

 

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