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Emergenza cinghiali, a Roma l’Abruzzo c’è

Blitz davanti a Montecitorio con sindaci e rappresentanti Coldiretti

Dati allarmanti quelli emersi da una stima della Coldiretti su dati Regione e Osservatorio Asaps Cinghiali in occasione del blitz di questa mattina davanti a Montecitorio di migliaia di agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali, ambientalisti e sindaci contro l’invasione di cinghiali e animali selvatici. In Italia sono 10mila gli incidenti che si verificano ogni anno per questo motivo, di cui 400 solo in Abruzzo.

Una minaccia che stamani a Roma in piazza Montecitorio ha scatenato la più grande protesta mai realizzata prima. Tanti i rappresentanti abruzzesi presenti alla manifestazione. Il presidente regionale di Coldiretti Silvano Di Primio, il presidente provinciale dell’Aquila Giommo, il presidente provinciale di Teramo Emanuela Ripani, il presidente provinciale di Chieti Pier Carmine Tilli, i direttori delle federazioni regionale e provinciale e tanti agricoltori e allevatori insieme all’assessore regionale Emanuele Imprudente, al deputato Camillo D’Alessandro e a decine di sindaci dei Comuni più colpiti. Tutti uniti per una stessa causa.

Secondo Coldiretti il numero dei cinghiali è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, salendo a 2 milioni in Italia e oltre 100mila in Abruzzo con particolare riferimento alle zone interne e montane.

«Una paura – evidenzia Coldiretti – che dilaga dalla montagna alla pianura, dalle zone vicino ai fiumi fino a quelle sul mare. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg perché molti non denunciano scoraggiati dalle lungaggini burocratiche e dalle condizioni poste dalle assicurazioni come ad esempio, oltre alle tracce sulla vettura e sull’asfalto, anche il rinvenimento della carcassa dell’animale con il quale ci si è scontrati».

Ed ha continuato: «Otto italiani su 10 pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. Occorre innanzitutto semplificare la normativa attuale responsabilizzando gli enti locali per effettuare interventi per il contenimento del numero dei cinghiali che abbiano anche un impatto positivo sull’ambiente». La Coldiretti ha così proposto la nascita di una filiera di prodotti, dalla carne degli animali abbattuti, riuniti sotto un marchio collettivo per porre fine al proliferare del commercio di carne di cinghiale in nero, macellata in strutture clandestine e priva di qualsiasi garanzia di carattere sanitario.

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