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Ecco com’è il Natale delle zone disperate d’Italia

Un Natale così difficile come quello del 2016 la comunità marchigiana forse non l’ha mai vissuto. Le due ondate sismiche che tra agosto e ottobre hanno distrutto interi borghi storici e danneggiato vasti comprensori montani hanno lasciato un segno profondo nelle popolazioni locali e di tutta la regione. Disperazione, lutti e separazioni forzate – dal proprio paese, dalla propria terra, dalle proprie abitudini – che hanno prodotto una ferita enorme anche nelle coscienze dei residenti dei comuni più colpiti, rendendo ardua una ripresa rapida della vita sociale. Per questo, il Natale di quest’anno sarà tra i più mesti dell’intero Dopoguerra. E questo vale soprattutto in quei paesi dell’entroterra appenninico che hanno subito le maggiori devastazioni, sia in termini di vittime (Arquata del Tronto in testa, con i suoi 51 morti) che di distruzioni materiali, in particolare nel Maceratese. Provocando ben 26mila sfollati, con un esodo verso le località della costa che mai nella storia – in tempo di pace – si era verificato. Un Natale molto duro, che i marchigiani delle zone di montagna costretti ad abbandonare le proprie case, vivono con animo lacerato. E che pero’ presenta scenari diversi da provincia a provincia, da area ad area.

Perché interi paesi restano ancora completamente abbandonati, ormai da 4 mesi, per via degli effetti catastrofici del terremoto, mentre altri cominciano adesso, a fine anno, anche se molto lentamente a tentare di riportare almeno una speranza di vita comunitaria nella propria realtà martoriata.

«Sarà un Natale sobrio»,  dice Michele Franchi, il giovane e attivissimo vicesindaco di Arquata (Ascoli Piceno) che dal 24 agosto si sta sobbarcando un lavoro immenso a favore della sua comunità, considerando la sua età e la sua ridotta esperienza. Con grande coraggio e abnegazione«Eravamo 1.200 prima del terremoto estivo – ricorda Franchi – ed ora, nel mese di dicembre, nessuno di noi e’ riuscito a tornare in paese e nelle sue 13 frazioni in gran parte danneggiate o isolate. Siamo dispersi tra gli alberghi della costa, le case ad Ascoli, gli amici, i parenti lontani da qui. Non possiamo pensare a delle feste serene, anche se io andrò personalmente a fare gli auguri a tutti quelli che potrò».

AD ARQUATA DEL TRONTO, 240 CASETTE ARRIVERANNO AI PRIMI DI GENNAIO – Ad Arquata, tra il Borgo capoluogo e Pescara del Tronto, 240 ‘casette’ saranno installate entro i primi di gennaio, con la Regione Marche che ha appena approvato il progetto esecutivo, mentre una terza area sarà attrezzata più tardi se ci fossero le necessità. Sono ancora 500 i residenti alloggiati negli hotel di San Benedetto del Tronto, mentre in paese – dove e’ stata inaugurata a fine novembre la scuola antisismica donata dalla Fondazione Rava – ma le lezioni inizieranno solo a primavera – si deve fare i conti con i problemi della viabilità interrotta, dei pericoli costanti delle case pericolanti (dove non crollate), del gelo invernale, della mancanza di bar, negozi e attività. Mentre l’Esercito si prepara a fornire assistenza ai vigili del fuoco per la messa in sicurezza degli edifici e il ripristino della circolazione stradale laddove possibile, anche per favorire l’accesso alle aree con i moduli abitativi provvisori.

Ieri sera, per gli arquatani sulla costa, il pianista Giovanni Allevi ha tenuto un’esibizione prima della celebrazione della Santa Messa da parte del Vescovo di Ascoli Monsignor Giovanni D’Ercole, presso la chiesa della ‘Domus Mater Gratie’ a San Benedetto.

«Speriamo non ci si dimentichi di noi nei prossimi tempi – afferma ancora il vicesindaco – dopo tanta attenzione e tanta solidarietà. Occorre dare delle risposte alla popolazione che soffre e al territorio». Situazione parzialmente diversa ad Acquasanta Terme, sempre nell’Ascolano, 10 chilometri a est di Arquata, lungo la statale Salaria, poco più lontano dall’epicentro del sisma di agosto. Qui, dopo le scosse di ottobre, si produsse la fuga in massa dei residenti, che però adesso cominciano a tornare.

«Sono 250 quelli che proprio nell’ultima settimana sono ritornati dalla costa in paese – dice il vicesindaco Luigi Capriotti – alloggiati nei due alberghi del nostro Comune, le Terme e il Monastero di Valledacqua, oltre che in case sfitte del nostro comprensorio». Un piccolo segnale di speranza e di ripresa di vita collettiva, anche se i problemi restano ancora enormi: «Sarà un Natale certamente triste – è convinto Capriotti – sia perché ancora 600 residenti sono ancora lontani dal paese e dalle sue 54 frazioni, dispersi in tutta la provincia, sia perché i tempi per portare a termine le verifiche di agibilità nelle case del centro cittadino sono lunghi, anche se molte hanno subito danni lievi e potrebbero forse rientrare. E la zona rossa resta quella di ottobre, così come i danni ingenti alle chiese e al patrimonio urbano».

Ad Acquasanta, tuttavia, la rapidissima realizzazione e apertura di due scuole antisismiche per tutti gli studenti del luogo – dalla Materna alla Media statale – rappresenta un grande esempio di come la vita possa ricominciare davvero, in un borgo capoluogo dove 600 residenti hanno comunque sempre resistito alle scosse e molti negozi e ristoranti hanno continuato a servire clienti, operatori e sfollati di altre zone anche nelle settimane più difficili. Una situazione complessiva, con luci e ombre, analoga a quella di Camerino, nel Maceratese, fatte le debite proporzioni tra i due centri: 7mila abitanti, 2.200 quello nel Piceno. Cittadina universitaria per antonomasia (8.500 studenti nell’area frequentavano l’Ateneo fondato nel 1300), Camerino vede ancora 2.500 propri residenti sfollati negli hotel della costa adriatica, e quasi altrettanti che vivono ancora nell’area più lontana dal centro storico, che e’ interamente zona rossa.

«L’Università ha ripreso le lezioni pochi giorni dopo la tremenda scossa di ottobre – dice un dipendente del Comune – e questo assieme all’ospedale, che è rimasto sempre operativo, ha favorito la permanenza di una parte degli abitanti, che lavorano nei servizi. Quanto al centro storico, si prevede che un tratto del corso principale per 700 metri lunghezza, con tre strade interne, nel quartiere di San Venanzio, verrà riaperto entro inizio gennaio».

A CAPODANNO, EVENTO-SPETTACOLO PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE ‘IO NON CROLLO’ –  Intanto sul posto, sempre ad anno nuovo, saranno installati anche i primi moduli SAE per 117 posti letto, mentre più avanti arriveranno strutture per ospitare 536 persone (la meta’ destinate agli studenti). Proprio il 22 dicembre poi è stato annunciato in una grande festa natalizia presso il palasport locale che le Province di Trento e Bolzano finanzieranno la costruzione a Camerino di un edificio per accogliere 400 universitari, mentre banche e piccole attività riavviano nel comune i propri uffici.

«La nostra città è ripartita – ha detto il sindaco Gianluca Pasqui nell’occasione, peccando forse un po’ di eccesso di ottimismo. A Capodanno è previsto un evento-spettacolo promosso dall’associazione ‘Io non crollo’. Mentre a Camerino si tenta di ricominciare una vita il più possibile normale, grazie anche allo sforzo dell’azienda di trasporto pubblico locale che ogni giorno trasferisce centinaia di residenti dalla costa in città per lavorare e progettare il futuro, in altre località della provincia di Macerata più vicine all’epicentro dei due terremoti, la situazione resta sempre poco meno che drammatica. Così a Visso, dove la devastazione è stata grande, e il paese è disabitato, se non fosse per un gruppo di una trentina di giovani irriducibili che resistono nelle roulotte nonostante il gelo e i disagi, e vogliono organizzare un cenone di Capodanno nella palestra agibile locale. O a Ussita, borgo di 400 anime a 744 metri di altitudine sui Monti Sibillini, dove l’intero abitato fu dichiarato zona rossa il 28 ottobre scorso (80% di case inagibili). Qui, dove più volte le scosse degli ultimi mesi hanno avuto il loro epicentro, parlare di feste natalizie è davvero un azzardo. Molto più reale invece il rischio concreto di un abbandono definitivo da parte dei residenti, così come a Castelsantangelo sul Nera, dove il sindaco Mauro Falcucci si è dichiarato disponibile all’accoglienza di giovani coppie di immigrati, pur di evitare un probabile spopolamento. Uno scenario tutt’altro che impossibile da realizzarsi concretamente, visto che a Porto S.Elpidio, in provincia di Fermo, molti sfollati dei borghi interni del Maceratese, e che hanno famiglie con figli piccoli, stanno già cercando casa e lavoro sulla costa perché non credono nella ricostruzione a breve delle loro comunità di provenienza. E tutto ciò accade in un’area molto vasta del ‘cratere’ sismico marchigiano, comprendente tre province e metà regione, dove in moltissimi centri devastati o rasi al suolo, ancora oggi, a 4 mesi dalla prima terrificante scossa di agosto, non e’ neppure iniziata la rimozione delle macerie».

«Un Natale davvero amaro, e triste per migliaia di abitanti della regione, che si augurano solo che le pastoie burocratiche non complichino ulteriormente la loro vita già difficile e precarissima. Per non parlare di quelli che oltre alla casa e al lavoro – come a Tolentino e in tanti altri centri, per la chiusura delle attività – hanno perso i propri congiunti o parenti stretti nella tragedia del terremoto. A loro sarà difficile restituire una vita così come era prima».

Fonte: Agi

Foto di: Questure sul web – Polizia di Stato

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