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‘Dopo il tumore io’ ad Avezzano: l’obiettivo? La vita!

L’associazione di promozione sociale ‘I Girasoli’ dal primo febbraio 2019 partirà con il servizio ‘Dopo il tumore io’, che vedrà la collaborazione per la parte sanitaria dei professionisti della Clinica Immacolata di Celano. Il progetto si realizzerà grazie ad un erogazione liberale della Micron Foundation e Fondazione Intesa San Paolo. La riabilitazione viene definita come il ripristino di tutte le funzioni che il tumore o le terapie possono aver alterato, non solo dal punto di vista fisico.

L’obiettivo è il recupero della qualità della vita del malato guarito o non guarito, limitandone deficit fisico, cognitivo e psicologico e potenziandone le capacità residue. «Il piano oncologico definisce chiaramente la riabilitazione come un investimento per la società e non un costo. Un corretto investimento in un’area potrebbe corrispondere un contenimento dei costi in termini di spesa inefficace o addirittura un vero e proprio investimento. Il modello del centro potrebbe essere replicato in tutta Italia all’interno di ogni regione come situazione di supporto alle aziende sanitarie locali e non essere un concorrenziale», si legge in una nota diramata alla stampa da parte dell’Associazione stessa, guidata dalla presidente Benedetta Cerasani.

«L’eccessiva frammentarietà degli interventi, spesso non organizzati secondo un disegno unico e coerente, impedisce agli investimenti di ottenere il più alto ritorno in termini di benessere e, in definitiva la spesa sociale rischia di risultare parzialmente inefficace. l’adozione di un approccio per così dire olistico ai bisogni della persona e una presa in carico integrata dovrebbero oramai essere moduli operativi ordinari;ciò consentirà di riunire e valorizzare le necessarie competenze multidisciplinari e multiprofessionali in un percorso che assicuri una cura efficace e una spesa appropriata».

La riabilitazione oncologica è uno dei più recenti approcci nel trattamento a supporto delle tradizionali cure mediche con lo scopo di ottimizzare la qualità della vita durante la malattia, aiutando non solo il paziente affetto ma l’intero contesto compreso quello familiare a riacquisire gradualmente standard di vita quanto più simili a quelli precedenti la malattia. «Ha ricadute significative questa riabilitazione per quanto concerne i sintomi ansiosi e di depressione del tono dell’umore, miglioramento della qualità della vita, reinserimento sociale e lavorativo. Questo significa non soltanto migliori prestazioni fisiche ma anche un più alto livello di autosoddisfazione», avvertono.

«I numeri – affermano dall’associazione – del cancro e del suo impatto sociale, anche in termini di costo, giustificano un’autonoma considerazione delle prestazioni assicurate ai malati oncologici dai familiari o da altre persone di fiducia nel contesto della futura regolazione del ‘welfare informale’. Le peculiarità delle malattie neoplastiche e del conseguente fabbisogno di assistenza che generano , rischiano, infatti di scolorire nel contesto di una regolazione rivolta ai caregiver generalmente intesi. L’individuazione dei bisogni dei caregiver comprende un’adeguata informazione un’adeguata informazione circa la diagnosi , la storia naturale e la prognosi della malattia. I bisogni del malato oncologico e di ‘chi si prende cura’ si estendono lungo tutto il decorso della malattia sin dalle fasi più precoci».

Verrà realizzato un percorso di formazione ad hoc per CAREGIVERONCOLOGICO, i cui risultati saranno  misurabili mediante strumenti valutativi standardizzati condivisi a livello nazionale. Aiuteremo a riconoscere i problemi ed ad identificare i bisogni (tramite l’ascolto attivo e fornendo informazioni adeguate su misura per ogni persona) ed inoltre garantiranno l’accesso ai servizi tramite un servizio di accompagnamento; con questo progetto  opereremo per favorire l’integrazione e la valorizzazione, promuovendo l’accoglienza, partecipando alla gestione di spazi di aggregazione ed alla realizzazione di attività mirate.

«A titolo esemplificativo: incidere sugli ‘stili di vita’ delle persone non è una mera operazione di ‘propaganda/marketing’, ma si traduce in una serie di azioni concrete. Il contributo dei volontari e delle volontarie sarà tanto più prezioso quanto il loro referente e tutto il personale dei servizi a contatto con loro, riuscirà a valorizzare inclinazioni, competenze, passioni dei singoli, a dare spazio ad iniziative autonome proposte direttamente da loro. Il valore aggiuntivo (e non suppletivo) del volontariato si dispiega al meglio laddove è più lontano dal lavoro ordinario del servizio. Non sono ‘prestatori/prestatrici d’opera’ inquadrati in binari preformati, ma protagonisti di interventi in campo socio-sanitario. Si costituisce così un terreno di azione e apprendimento che valorizza appieno lo spirito», si afferma nella nota stampa dell’Associazione.

«Dai report raccolti in questi anni sulla esperienza dei malati oncologici si evince che il grado più alto di soddisfazione dell’esperienza si verifica laddove è stato dato spazio alla loro individualità e dove, di conseguenza, l’esperienza ha portato ad un arricchimento del loro bagaglio culturale, li ha resi cittadini e cittadine più consapevoli delle problematiche socio-sanitarie, gli ha aperto gli occhi su mondi spesso sconosciuti ed invisibili», questa la conclusione.

Fonte: Ufficio Stampa I Girasoli 

Foto di: Corriere della Sera

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