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Dà alla luce neonato negativo: parto in sicurezza ad Avezzano

Due settimane fa, l'arrivo di corsa e in tutta fretta al Reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale civile di Avezzano, dove esiste una sala parto debitamente attrezzata per le partorienti Covid. Il suo bambino è negativo e assumerà comunque latte materno.

Lei, positiva al Coronavirus, dà alla luce un meraviglioso bambino, risultato poi negativo al Sars-Cov2. La storia di buona sanità viene fuori tra i corridoi del Reparto di ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile di Avezzano, struttura ultimamente al centro della cronaca per via della gestione dell’emergenza sanitaria. Ma laddove i neonati vengono al mondo, anche il virus sembra meno cruento.

Lei è asintomatica: due settimane fa la corsa contro il tempo in Ospedale, in estrema urgenza, per dare alla luce suo figlio. Procedura vuole, però, che, essendo la partoriente positiva, questa si sarebbe dovuta trasferire all’Ospedale San Salvatore di L’Aquila, che sta gestendo in questi momenti di emergenza legata al Covid, i parti di mamme positive a livello provinciale; anche perché se il bambino appena nato fosse poi risultato positivo, il piccolo si sarebbe dovuto tenere in osservazione per qualche giorno, in terapia intensiva.

Quel giorno, però, tutto questo non è stato possibile: la donna avrebbe partorito di lì a poche ore e il primario del Reparto, il ginecologo Giuseppe Ruggeri, ha deciso di farla partorire nella sala parto di Avezzano, debitamente attrezzata proprio per le mamme Covid.

Tutto è andato liscio: tutto è stato eseguito con estrema attenzione e sicurezza dallo staff medico e ostetrico. Il bambino, una volta nato, fortunatamente è risultato negativo al test.

“Questo a riprova del fatto che – avverte il dottor Ruggeri – non c’è una trasmissione diretta del virus tra la mamma e il suo bambino, quando è nella pancia. Anzi, posso dire anche che i tre giorni che la paziente è stata ricoverata da noi, ha anche nutrito il bambino con il suo latte materno, attraverso il tiralatte e un biberon, visto che non può esserci contatto diretto tra i due, proprio per evitare il contagio successivo alla nascita. E’ in fase di studio una ricerca internazionale che punta ad affermare come nel latte materno si trovino già degli anticorpi al Coronavirus. – aggiunge il primario del Reparto – Ora la donna è seguita dal suo medico di famiglia, ma stanno bene, sia lei, sia il suo bambino. Noi, in Reparto, siamo attrezzati per fronteggiare tutto: voglio rassicurare le donne che in questo momento stanno terminando la gravidanza, la sanità italiana non è tutta marcia”.

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