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Carceri, USPP: «Personale allo stremo delle forze»

«È ormai un bollettino di guerra quello della Casa Circondariale di Pescara»

Carceri, apre reparto all'Ospedale di Sulmona?

«Continuano le aggressioni al personale, continuano gli eventi critici nel carcere pescarese e i poliziotti penitenziari sono sempre meno e sempre più stressati». Questo l’allarme lanciato dall’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria sulle condizioni di sicurezza nella Casa Circondariale di Pescara.

Poco prima delle feste natalizie due detenuti algerini hanno dapprima creato subbuglio in un reparto, verso sera, generando una vera e propria rissa contro i restanti detenuti dello stesso reparto e l’indomani appiccavano fuoco al materasso nella camera in cui erano stati successivamente ubicati: in entrambi i casi il personale è intervenuto tempestivamente e con non poche fatiche è riuscito a ripristinare l’ordine e a tutelare l’incolumità dei detenuti. In particolare, nelle fasi concitate dell’incendio, nonostante l’ostacolo maggiore fosse il fumo intenso che ha invaso in un attimo tutto il settore, il personale interveniva prontamente malgrado l’indisponibilità di adeguati dispositivi di protezione e portava eroicamente in salvo i due detenuti incolumi. Tre poliziotti intervenuti invece hanno dovuto far ricorso alle cure del caso nell’infermeria dell’istituto ed un altro è stato inviato al Pronto Soccorso avendo riportato delle lesioni, con successiva sottoposizione ad intervento chirurgico.

Nei giorni scorsi sono stati duplici i tentativi di aggressione da parte di detenuti nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria, “colpevole” di aver dato risposte che i detenuti non hanno gradito, non vedendosi assecondati nei loro voleri, un detenuto di nazionalità Italiana cercava di colpire il Poliziotto Penitenziario di servizio sul piano con un piede del tavolo appena divelto, per sua fortuna l’agente riusciva a schivarlo.

La situazione nella Casa Circondariale pescarese non ha più definizione che possa far percepire lo stato di gravità in cui versa: il personale, allo stremo delle forze e per tale motivo in stato d’agitazione oramai da diverso tempo, continua però a non ricevere il benché minimo cenno di risposta e quindi di interesse da parte dell’Amministrazione Penitenziaria.

Tale situazione di criticità di fattori inversamente proporzionali (sempre più detenuti e meno personale di vigilanza), di continua emergenza, ha ingenerato un profondo malessere tra il personale il quale impegnato ogni giorno nella gestione dei detenuti con costante competenza ed umanità, serietà e coraggio, non regge più i ritmi quotidiani che il servizio nella sua interezza richiede, non mancando altresì di vedersi sottacere i diritti spettanti, primi fra i quali il recupero psicofisico o una semplice pausa pranzo o cena che sia.

E di poche ore fa l’ultimo evento critico, detenuto Tunisino per protesta dal passeggio sale sul tetto.
A queste condizioni, per quanto tempo ancora i Poliziotti Penitenziari dovranno sacrificarsi per quello che rappresenta il proprio lavoro?
La domanda viene rivolta a chi dovrebbe tutelare i propri dipendenti ma che probabilmente antepone altre priorità a quella della sicurezza pubblica.

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