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Carceri: ancora un’aggressione violenta a Pescara

Lunedì un agente è stato aggredito alle spalle da un detenuto, con lo scopo di sottrarre le chiavi. "Gli episodi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria in Abruzzo stanno aumentando in maniera spaventosa".

carcere Pescara

Giuseppe Ninu, segretario regionale per l’Abruzzo del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, racconta quanto avvenuto lunedì nel carcere di Pescara, in una nota inviata alla stampa.

“Nel primo pomeriggio di lunedì 18 gennaio, mentre l’Assistente di Polizia Penitenziaria stava aprendo le celle per consentire l’ora d’aria ai detenuti, è stato inspiegabilmente aggredito da un ristretto italiano. L’uomo, una volta uscito dalla cella, ha aggredito il poliziotto sorprendendolo alle spalle cercando di prenderlo per il collo, ma l’Assistente è riuscito a divincolarsi e liberarsi”. Subito dopo, però il detenuto, sempre secondo il racconto del segretario sindacale, sarebbe nuovamente ritornato alla carica per cercare uno scontro fisico con l’intento di prendere le chiavi della sezione.

“Il collega, conoscendo il soggetto detenuto di esile corporatura e con problemi psichici e fisici, è riuscito a divincolarsi dall’ultima presa e con grande lucidità, riportandolo ad una calma apparente e nell’immediatezza per trovare spazio per chiamare i soccorsi lo ha immesso lungo le scale che portano al passeggio”, continua il racconto della vicenda.

Prontamente è scattato l’allarme ed è intervenuto il Personale a supporto ma solo grazie alla freddezza ed esperienza dell’Assistente in questione l’allarme è subito rientrato ma durante il tutto l’Assistente ha riportato vistosi graffi al collo e dolori al torace con 20 giorni di prognosi. Ci si auspica che la Direzione prenda immediati e seri provvedimenti disciplinari provvedendo altresì a far trasferire il predetto in altra sede per motivi di opportunità nonché deferendo lo stesso all’ Autorità Giudiziaria. Questo episodio ci lascia perplessi, soprattutto dal fatto che l’aggressione è avvenuta in una sezione a regime aperto dove le camere di pernottamento dei detenuti vengono aperte alle ore 08.45 e chiuse alle ore 18.30. Qui i ristretti sono liberi di transitare liberamente ed oziare per tutto il giorno, senza essere impegnati in attività ricreative o di lavoro”.

In un documento, la Segreteria SAPPE di Pescara denuncia che “il collega addetto giornalmente al reparto è obbligato a effettuare i dovuti giri di controllo, da solo ed in mezzo a detenuti liberi di muoversi, senza nessuno strumento di autotutela; la “vigilanza dinamica” è stata improntata per garantire ai detenuti, una serie di agevolazioni e di libertà, ma prontamente gli episodi di cronaca portano alla ribalta il malessere ed i rischi che gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono costretti a vivere giornalmente pagando di persona finanche ad essere poi magari chiamati a rispondere di tortura in caso di reazioni alle aggressioni. Borre ricordare che l’Istituto pescarese a causa di una carenza cronica di personale dell’ordine di circa 50 unità continua ad operare solo grazie allo spirito di corpo ed abnegazione del personale di Polizia Penitenziaria che quotidianamente si spende per garantire il tutto a tutti vivendo la propria vita alla giornata con ripetute richieste di effettuare lavoro straordinario , richieste che purtroppo stanno cominciando a minare la salute e gli affetti del personale”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime solidarietà al poliziotto ferito e ricorda che nelle ultime settimane il SAPPE è sceso in piazza proprio per “denunciare le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministro della Giustizia Bonafede a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sintomo evidentemente di una mancanza di progettualità dell’esecuzione della pena e, in questo, contesto del ruolo dei Baschi Azzurri.”

“Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa”, aggiunge. “E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria”. Per il SAPPE anche il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha gravi responsabilità: “Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è sempre più distante dalla ‘sua’ forza di Polizia, la Polizia Penitenziaria. Non ha indicato una soluzione concreta per fermare questa spirale di violenza: anzi, sembra che le proposte per rivedere i circuiti e le norme dell’ordinamento penitenziario, a partire dalla vigilanza dinamica delle carceri che è alla base di tutta questa violenza inaccettabile, siano state abbandonate in qualche cassetto polveroso del Ministero?”, conclude Capece.

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