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Biotecnologie: l’UniTe nel progetto di ricerca da 2,8 milioni

Il progetto è stato finanziato per 2,8 milioni di euro all’interno del programma “Marie Skłodowska-Curie” ITN-ETN di Horizon 2020. Si formeranno giovani ricercatori nel settore delle biotecnologie biomediche per studiare, costruire e produrre una nuova generazione di sensori impiantabili biodegradabili.

E’ partito ufficialmente a gennaio 2021 il progetto BioInspireSensing (Multidisciplinary Training of Young Researchers in Novel Implantable Bio-inspired sensors), gestito da un gruppo di atenei internazionali fra cui l’Università di Teramo.

L’intero progetto – della durata di tre anni – è stato finanziato per 2,8 milioni di euro all’interno del programma “Marie Skłodowska-Curie” ITN-ETN (European Training Networks) di Horizon 2020. Per lo studio l’Università di Teramo riceverà 520.000 euro per la sua parte nel progetto. Il team è composto da dodici gruppi di ricerca, inclusi partner accademici e industriali e l’Università Politecnica de Catalunya che ne è il coordinatore.

Il progetto, coordinato per l’Università di Teramo da Enrico Dainese, ordinario di Biochimica e preside della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agroalimentari e Ambientali, si concentra sulla formazione di giovani ricercatori nel settore delle biotecnologie biomediche per studiare, costruire e produrre una nuova generazione di sensori impiantabili biodegradabili ispirati ai sensori proteici naturalmente presenti negli organismi viventi. Nell’attività di ricerca è coinvolto in prima persona anche Sergio Oddi, professore associato di Biochimica della Facoltà di Medicina veterinaria del nostro Ateneo.

«Questa nuova generazione di sensori di tipo biotecnologico – spiega Enrico Dainese – ha le proprietà aggiuntive di essere completamente biocompatibili e bioriassorbibili, a differenza della maggior parte dei sistemi impiantabili esistenti. In ambito sanitario, con questi nuovi sensori sarà possibile monitorare in tempo reale parametri vitali ed evitare interventi chirurgici di rimozione invasivi che possono danneggiare i tessuti interni e condurre a complicazioni future».

«Lo studio – ha concluso Dainese – si avvarrà della eccellente esperienza del mio gruppo di ricerca nella biologia delle membrane, nello studio dei lipidi bioattivi e della struttura e funzione di proteine, che verrà utilizzata per convertire le proteine funzionali in biosensori e per sviluppare la tecnologia di stabilizzazione e ricostituzione degli stessi richiesta dal progetto».

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