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Biometano, i sindaci sul piede di guerra: “Trattati come cafoni”

No, non ci stanno. I tre sindaci dei territori di Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina tornano a riattaccare Regione e società sulla questione dell'impianto a Biometano. Indicono un'assemblea pubblica per domani.

I sindaci dei tre comuni marsicani di Collarmele, San Benedetto e Pescina hanno saputo dalla Biometano Energy che la Regione Abruzzo aveva dato “l’autorizzazione all’impianto a biometano previsto a Collarmele a confine con gli altri due comuni”, così si legge a chiare lettere in una nota diramata alla stampa nella serata di ieri.

Ai sindaci il provvedimento è arrivato dopo 7 giorni. “Nessuna fretta per la Regione: l’importante, evidentemente, era rassicurare la società interessata”, dicono i tre primi cittadini all’unisono.

Questa è la nota integrale autografata dal Comitato “Insieme per la tutela della salute, ambiente e territorio”: “Il triestino dottor Peraino, socio e portavoce della società, si è prontamente attivato con un comunicato stampa per diffondere la “bella notizia” esprimendo a riguardo una grande soddisfazione e affermando che, grazie ai rilievi mossi dai Comuni, l’autorizzazione concessa dalla Regione è subordinata a una serie di prescrizioni che renderanno probabilmente l’impianto più controllato d’Italia. Correttamente, il dottor Peraino ha utilizzato il termine “probabilmente” e non “certamente” perché sa bene, evidentemente, come vanno queste cose. Sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e che all’atto pratico le società hanno margini di manovra molto elevati”, si legge ancora nella nota.

“Fra le prescrizioni c’è la solita frase “l’impianto non deve determinare disturbo olfattivo sul territorio e sulle popolazioni circostanti”. Si sa come vanno queste faccende: al verificarsi del disturbo olfattivo, la popolazione subisce quasi sempre con rassegnazione e con costante aumento della sfiducia verso le amministrazioni che sente sempre più lontane, indifferenti o vessatorie. I cittadini sanno bene che, quando denunciano la presenza di maleodoranti emissioni, l’intervento degli organi competenti non è mai tempestivo, anche per ovvie ragioni, e quando l’eventuale incaricato dell’ente preposto arriva in zona, è tutto finito. Una veloce relazione preconfezionata che le emissioni rientrano nei parametri e arrivederci alla prossima segnalazione. Le prescrizioni, che fanno gongolare il dott. Peraino, a noi, invece, non ci soddisfano.
Il rigetto ci appariva più che scontato perché i rilievi tecnici mossi dai Comuni ci sembrano significativi, ma anche osservando le prescrizioni riteniamo che manchino quelle più importanti”.

“Elenchiamo quelle più comprensibili anche a chi non ha nessuna competenza tecnica:

I tecnici affermano che dai finocchi, principale biomassa utilizzata nell’impianto, è impossibile ottenere più energia di quella che si consuma per l’estrazione a causa del basso potere calorifico di tale coltura. Noi del comitato non siamo esperti di energia, ma siamo in gran parte figlie e figli di piccoli contadini e allevatori, sappiamo che i finocchi non si danno al bestiame perché dimagranti e quindi, per logica, l’eccezione mossa dai Comuni ci appare più che realistica. Nel parere espresso dalla Regione non rileviamo elementi che confutino tale convincimento e che smentiscano il parere degli esperti.
Secondo i tecnici, la CO2 prodotta dall’impianto è tale che i bomboloni previsti dalla società per lo stoccaggio si riempiranno in pochi giorni. La società nel progetto ha scritto che “POI” avrebbe trovato degli acquirenti. Ci chiediamo, cosa accadrà se non li trova? Lascerà che la CO2 fuoriesca liberamente? L’autorizzazione non è stata data “anche” perché il progetto prevede la cattura di tale gas?
Tra le prescrizioni doveva esserci un vincolo del tipo:” l’autorizzazione è subordinata all’individuazione di acquirenti certi della CO2”, oppure, “dopo il riempimento dei bomboloni, se la società non ha trovato acquirenti, l’impianto dovrà fermarsi”.

“Se, invece, fra quanto una società promette in un progetto e quanto realmente realizzerà, non c’è nessun nesso, allora ci chiediamo a che serve un progetto definitivo? Il dottor Peraino, attraverso il comunicato stampa, ha anche dichiarato che avrebbe convocato a breve una riunione pubblica per rispondere alle domande della popolazione, del comitato e degli amministratori comunali, invitando la dottoressa Flacco”.

“Il triestino ha mantenuto la parola data fissando l’incontro sabato mattina, 29 febbraio 2020, a……CELANO! OGNI COMMENTO E’ SUPERFLUO”.

“Vale solo la pena di ricordare che l’impianto è previsto a Collarmele, a confine con San Benedetto e Pescina, non nel territorio di Celano. Certamente il dottor Peraino, come al solito, si lamenterà affermando di non aver trovato ospitalità nei comuni interessati. Anticipando questa sua certa rimostranza, specifichiamo che pretendere che venga accolto dai sindaci e dai cittadini appare più che oltraggioso.
Avrebbe potuto affittare benissimo un locale in uno dei tre comuni. D’altronde il giro d’affari legato all’impianto a biometano è di milioni di euro, non sarà la spesa di un locale privato (poche decine di euro)a far saltare il bilancio della società”, questa la conclusione della nota a firma del Comitato Insieme per la tutela della salute,ambiente e territorio.

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