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Alessio Di Massimo e quel sogno a portata di serie A

 

Alessio Di Massimo nel mondo dei grandi, ma grandi davvero e non solo per l’età. Dai campi della Val Vibrata al capolavoro architettonico dello Juventus Stadium; nel mezzo il biancoverde a strisce verticali dell’Avezzano di Gianni Paris. Il carpiato con atterraggio, rigorosamente, sui piedi ha frastornato di gioia il giovane attaccante dalla stazza importante, riscrivendo la favola moderna del giocatore di pallone.

di-massimo-1Poco meno di un anno fa, Alessio, ha sciolto gli ormeggi e si è avventurato verso Torino. La vecchia Signora lo ha voluto e coccolato, Marotta e Paratici lo hanno atteso fin dentro i cancelli di Vinovo e lo hanno assegnato alla guida di Fabio Grosso, tecnico della Primavera bianconera, eroe a Berlino nel mondiale che ha portato l’Italia sul tetto del mondo. Paragoni illustri e, per certi versi, scomodi sulle pagine delle maggiori testate sportive nazionali: Di Massimo come Torricelli, come Manfredini, come lo stesso Grosso. Vestire le tre stelle, per uno che ha il papà juventino, è un traguardo difficilmente eguagliabile nella vita. Tutto ciò che arrivasse non potrebbe pareggiare l’emozione incosciente di entrare, dalla porta di servizio, nella storia del calcio. O forse sì. Giunto in cima si può scendere o restare aggrappati alla vetta, magari conquistandosi un posto tra i migliori. Il futuro è nelle mani di Alessio e, ovviamente, nei suoi piedi.

«Non ho realizzato immediatamente quello che stava per succedere – ha spiegato Di Massimo alla redazione di InfoMediaNews – mi è capitato di leggere qualche articolo in cui si diceva di questo interessamento della Juventus, ma, in tutta onestà, non avrei mai immaginato che potesse succedere. Quando è arrivata la chiamata da Torino ho in parte realizzato la cosa. Ho condiviso quell’emozione con la mia famiglia e forse mio padre era più felice di me, lui che è un grande tifoso juventino. Mi ha sempre incitato e mi ha seguito sin da piccolo. I miei traguardi erano anche i suoi e, mentre io pensavo a giocare spensierato, lui mi ripetava che ce l’avrei fatta, che sarei diventato qualcuno».

di-massimo-3La stampa illustre, però,a un certo punto ne ha definito la carriera un ‘verso inverso’. Già, una strada percosa al contrario. La maglia della primavera gli stava stretta: un ’96 è di fatto un ventenne e, a quell’età, l’orologio si fa spietato. Con l’allenatore corregionale, il feeling non è mai scattato e, neppure la rete decisiva nella finale del Viareggio contro il Palermo, gli ha garantito la riconferma con la Juventus. Al termine del campionato, Alessio è tornato a casa in attesa della chiamata del Pescara di Daniele Sebastiani, salvo poi essere girato in prestito alla Samb, piazza caldissima di Lega Pro e terreno di crescita per il piccolo veterano Di Massimo.

«Non rimpiango nulla del mio periodo alla Juve. Ho dato tutto quello che avevo, giorno dopo giorno mi sono impegnato fino allo stremo delle forze. Oggi sono un giocatore della Sambenedettese, mi sono riavvicinato a casa, ho ritrovato qualche vecchia abitudine, ma sono una persona diversa. Ho conosciuto un altro modo di fare calcio, un’altra mentalità. I ritmi sono diversi, come pure il lavoro e i sacrifici. Ho un lungo campionato davanti, siamo partiti con l’obiettivo di mantenere la categoria, ma ciò non toglie che, portando a casa buoni risultati, si possa puntare ai play off. I tifosi si aspettano tanto e anch’io».

dm1Cresciuto dal Sant’Omero e consacrato dai Lupi del ‘Dei Marsi’, Alessio ha toccato il cielo con la Juventus e, ora, è padrone del suo presente. La strada è lunga e tortuosa nella stessa misura dei sogni, non ci si guarda alle spalle e non si rallenta il passo.

«Non ho intenzione di fermarmi, voglio lavorare per migliorare e so che per arrivare al massimo devo fare bene qui, adesso. Mi porto dentro tutte le esperienze fatte, dall’Avezzano, di cui ho un ricordo bellissimo, specie per i rapporti umani allacciati, alla Juve e al mister Grosso, per me maestro straordinario, che mi ha insegnato tanto».

Foto di www.diggita.it

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