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Addio grande presidente: se ne va Mauro Zaffiri, l’uomo simbolo del rugby aquilano

L’Aquila doma, china sulla città silenziosa di un venerdì più triste di altri. Il sole è calato tardi, quando la notizia aveva già fatto il giro dei quartieri: Mauro Zaffiri, storico presidente de L’Aquila Rugby, si è spento nella notte, poco dopo le ore 2.

Il leone aquilano, marito di Antonella e padre di Maurizio e Giulia, aveva già sconfitto in passato il brutto male che l’aveva colpito, all’improvviso. Non stavolta; ora che la malattia è tornata, Zaffiri non è riuscito a ripetere l’impresa.

Gli amici, i nemici, gli ammiratori di pensiero, i seguaci intraprendenti, tutti oggi riconoscono la perdita. Marcello Spimpolo, per praticità fotografo e giornalista verace, in realtà è l’uomo che porta in dote il dono di catturare i momenti. La cronistoria, un reportage, lasciano ad altri i fatti accaduti e immortalati. Spimpolo da sempre rapisce gli istanti e ne imprigiona l’anima. E così ha fatto negli anni con il presidente guerriero, nelle battaglie politiche come nei tentativi, feroci, di tenere alti i riflettori sul rugby cittadino. «Mauro ha fatto tanto per lo sport di questa città. – ha confidato, commosso, Marcello Spimpolo – È stato un grande giocatore e, successivamente, uno straordinario dirigente. Questo non è un periodo facile, il tessuto economico è fortemente provato da anni, e si è ulteriormente sfilacciato col terremoto di otto anni fa. La crisi ha interessato la squadra di rugby e potete immaginare le difficoltà societarie. Lui ha sempre continuato a metterci la faccia. È stato un pungolo per la politica, è sempre riuscito a tenere testa alle istituzioni, ha mantenuto viva la grandezza di questa realtà. Purtroppo non è riuscito a riportare la squadra ai livelli che le competono, a lottare per il vertice, per uno scudetto. Si è speso senza risparmiarsi, come pure nella politica e nel sociale. Era amato, profondamente, e odiato, perché chi si espone come lui, raccoglie anche l’invidia della gente. Una persona non è mai perfetta al cento per cento e non è sbagliata al cento per cento. Per la città di L’Aquila questa è una perdita importante, ma prima, viene il vuoto umano, inestimabile. Il mio pensiero va a sua moglie, Antonella, una donna eccezionale, il grande pilastro della famiglia. E poi ai figli, Maurizio, anche lui simbolo dell’Aquila Rugby, e Giulia, due persone che ho nel cuore e che ho tenuto in braccio da piccole. A loro va tutto il mio sostegno».

Immediate allora le reazioni del mondo dello sport, a partire dalla grande, immensa, famiglia neroverde.

«Nella tua vita ne hai vinte tante di battaglie, su tanti fronti. Sei nato con la palla ovale in mano, e il rugby è stato da sempre la tua passione spassionata, il tuo amore sconsiderato, uno dei tasselli più importanti della tua vita», si legge sulla pagina Facebook dell’Aquila Rugby.

Una seconda casa quella del Tommaso Fattori, accogliente come quella natale, col calore buono dei legami di sangue. Una passione, quella per il rugby, trasmessa anche ai suoi figli, e non è un caso che Maurizio sia divenuto un capitano rispettato, simbolo dei colori cittadini.

«Sembra lo facciano apposta, le cattive notizie, a venirti a prendere con il buio. Il telefono che si accende cento volte a rifilarti inutili fesserie, stavolta ne racconta una seria: “Mauro”. Mauro per questa città è stato tanto: la radio, i concerti, gli eventi, il Cica Cica Bum, la politica, “L’Aquila per la vita”, il rugby. Per Mauro questa città era tutto: una passione viscerale e tumultuosa, come una malattia. Una malattia che s’è dovuta presentare in due tempi per abbattere un leone come lui. Dopo tanta fatica adesso riposa in pace, amico mio. Un abbraccio ad Antonella, moglie devota e paziente, e a Maurizio e Giulia, figli fatti della stessa pasta».

Il sindaco del capoluogo, Pierluigi Biondi, vuole ricordarlo così, come un pezzo di vita di una città sempre messa alla prova.

 

 

 

Foto di https://www.ilcapoluogo.it

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