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Aborto: Ru486 meglio in ospedale che consultorio

Circolare Regione Abruzzo, dopo recenti modifiche normativa

Sotto la forma di “forte raccomandazione alle Asl regionali”, l’Abruzzo ha inviato una circolare “affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari”.

Duplice firma dell’assessore alla sanità Nicoletta Verì e del Dg della sanità Claudio D’Amario.

“È un provvedimento a favore delle donne – spiega all’Ansa la Verì – e si è reso necessario alla luce delle modifiche dello scorso agosto alla normativa che regolamenta l’accesso al trattamento farmacologico per l’interruzione di gravidanza”.

“Penso che le donne debbano essere assistite in ambienti più consoni, e debbano ricevere le necessarie informazioni”, ha proseguito l’assessore – Nelle indicazioni terapeutiche dei prodotti utilizzati, è infatti previsto che le donne alle quali viene somministrato il farmaco devono poter disporre nella stessa sede di strutture mediche adeguate, così da poter far fronte ad eventuali effetti collaterali.

“Condizione – spiega l’assessore – che spesso non si verifica nelle nostre sedi consultoriali, dove non sempre è presente una figura medica e non c’è una perfetta integrazione con le sedi dipartimentali.
Vale a dire che le indicazioni ministeriali potrebbero non essere rispettate. Di qui la richiesta di somministrare il farmaco preferibilmente in ambito ospedaliero, a tutela della salute della donna e nel pieno rispetto del dettato della legge 194”.

Nel frattempo, a ciascuna Asl è stato richiesto di fornire, per ogni sede consultoriale presente, una serie di informazioni: la presenza di un collegamento funzionale tra i servizi territoriali e gli ospedali di riferimento; la individuazione di sedi disponibili con spazi dedicati; la formazione specifica degli operatori coinvolti; – la puntuale raccolta dati attraverso la scheda Istat D12 ; la definizione dei criteri di ammissione e dei criteri di esclusione; le informazioni da fornire alla paziente; la predisposizione di un consenso informato; la definizione di protocolli operativi ben definiti per l’esecuzione dell’interruzione volontaria di gravidanza con il trattamento farmacologico; l’attivazione del monitoraggio degli eventuali effetti collaterali dell’interruzione volontaria di gravidanza effettuata con l’utilizzo di farmaci.

“Questo monitoraggio – conclude la Verì – ci permetterà di avere un quadro puntuale dell’organizzazione dei nostri consultori rispetto alla tematica dell’interruzione farmacologica di gravidanza, fermo restando il ruolo irrinunciabile che queste strutture hanno da sempre nell’affiancare la donna in un momento così delicato della propria vita”.

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