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54enne di Trasacco accusato di calunnia: assolto

E' stato assolto perché il fatto non costituisce reato. La sentenza è arrivata ieri, nelle stanze del Tribunale di Avezzano, dopo 13 anni di attesa e di udienze dibattimentali. L'imputato è stato difeso dall'avvocato Roberto Verdecchia.

Iris Flacco, Tribunale Pescara condanna AbruzzoWeb

“Assolto perché il fatto non costituisce reato”. La vicenda riguarda un uomo di 54 anni, originario di Trasacco, che era stato accusato, tempo fa, del reato di calunnia da un suo compaesano.

I FATTI – Tredici anni fa, l’uomo aveva denunciato ai Carabinieri della locale stazione, al Comando della Polizia Locale di Trasacco e all’allora Corpo Forestale dello Stato di L’Aquila, un suo compaesano, poiché, secondo il 54enne, stava irrigando i terreni di sua proprietà, ma nel contempo non stava osservando i provvedimenti dell’Autorità. Il Sindaco del Comune di Trasacco, di fatti, aveva ordinato la sospensione dell’irrigazione nei terreni agricoli nel fine settimana per motivi di sicurezza e di carenza idrica, circostanza successivamente dimostratasi non vera.

L’imputato venne rinviato a giudizio dinanzi il Tribunale di Avezzano nel giugno 2011 dall’allora ex Gup dottor Claudio Politi.

Nel corso delle tantissime udienze dibattimentali, sono stati ascoltati i testi della pubblica accusa, nonché la parte offesa, costituitasi parte civile e quelli della difesa.

Il Giudice del Tribunale di Avezzano, la dottoressa Marianna Minotti, ieri, ha inteso accogliere la richiesta del difensore, l’avvocato Roberto Verdecchia, pronunciando la sentenza assolutoria . I motivi sono presto detti: innanzitutto perché il fatto non costituisce reato, in quanto anche se la condotta dell’imputato integrava quella tipica di calunnia, il Giudice ha ritenuto che non è stato sufficiente provare l’esistenza dell’elemento psicologico, stante anche l’altra circostanza che non si è potuto accertare chi effettivamente avesse effettuato la telefonata alle autorità preposte al controllo.

Era stato presente, inoltre, il genitore dell’imputato sul luogo del fatto: durante il corso del procedimento, proprio lui ha avuto a confermare che le telefonate furono effettuate da egli stesso.

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